Settembre 11, 2026
Micro imprese e infortuni mortali

Le microimprese costituiscono il cuore del tessuto produttivo italiano. Rappresentano oltre il 94% delle imprese del Paese e occupano più del 42% dei lavoratori. Numeri che evidenziano quanto la sicurezza sul lavoro nelle realtà di piccole dimensioni sia un tema strategico, non solo sotto il profilo normativo ma anche umano e organizzativo.

Eppure, proprio nelle aziende con meno di dieci addetti continuano a concentrarsi molti degli infortuni più gravi. Nel 2024, nella gestione Industria e Servizi, sono state denunciate oltre 91.000 denunce di infortunio riferite alle microimprese; i casi mortali sono stati 370, pari a oltre un terzo del totale nazionale, con una forte incidenza nel settore delle costruzioni.

Questi dati confermano una realtà che, come consulente e formatore per la sicurezza sul lavoro, riscontro quotidianamente durante sopralluoghi, attività formative e assistenza alle imprese: nelle organizzazioni più piccole la sicurezza rischia spesso di essere gestita in modo informale, affidandosi all’esperienza o alle abitudini consolidate invece che a un sistema strutturato di prevenzione.

La normativa vale anche per le imprese più piccole

Il D.Lgs. 81/2008 non distingue gli obblighi fondamentali in base al numero dei dipendenti.

Il datore di lavoro deve:

  • effettuare la valutazione di tutti i rischi (artt. 17, 28 e 29);
  • organizzare adeguate misure di prevenzione e protezione;
  • garantire informazione, formazione e addestramento dei lavoratori (artt. 36 e 37);
  • mettere a disposizione attrezzature sicure e assicurarne il corretto utilizzo (artt. 71 e 73).

Le ridotte dimensioni aziendali non rappresentano quindi una semplificazione degli obblighi, ma richiedono un’organizzazione ancora più attenta, perché spesso il titolare ricopre contemporaneamente più ruoli e i lavoratori svolgono mansioni molto diverse tra loro.

Gli incidenti mortali seguono dinamiche ricorrenti

L’analisi degli eventi mortali registrati dal sistema nazionale di sorveglianza evidenzia come gli incidenti non siano casuali ma seguano schemi ben precisi.

Negli ultimi cinque anni analizzati sono stati esaminati 399 infortuni mortali, riconducibili a 794 fattori causali.

Oltre il 90% degli eventi interessa quattro comparti:

  • agricoltura;
  • costruzioni;
  • manifatturiero;
  • commercio.

Le principali modalità di accadimento sono:

  • caduta del lavoratore dall’alto o in profondità (31,6%);
  • perdita di controllo o ribaltamento di veicoli e macchine (20,1%);
  • caduta di materiali o oggetti dall’alto (14,5%).

Queste tre dinamiche rappresentano da sole circa due terzi degli infortuni mortali.

Ancora più significativo è il dato relativo alle cause: il 57,7% dei fattori riguarda comportamenti e procedure operative.

Dietro molti incidenti emergono infatti:

  • procedure improvvisate;
  • prassi di lavoro non sicure;
  • formazione insufficiente;
  • mancato addestramento;
  • carenza di vigilanza;
  • utilizzo scorretto o mancato utilizzo dei DPI.

A questi si aggiungono frequentemente protezioni assenti sulle macchine, parapetti mancanti, stoccaggi instabili e manutenzioni non adeguatamente pianificate.

La prevenzione deve diventare operativa

La sicurezza non si costruisce compilando documenti, ma organizzando il lavoro in modo che il rischio venga realmente controllato.

Nelle attività in quota è indispensabile verificare preventivamente la resistenza delle coperture, installare protezioni collettive, utilizzare ponteggi, trabattelli e piattaforme conformi e mantenerli in efficienza.

Il Documento di Valutazione dei Rischi e, nei cantieri, il Piano Operativo di Sicurezza devono descrivere concretamente le lavorazioni e le misure di prevenzione previste, evitando modelli standardizzati che non rappresentano l’attività realmente svolta.

Quando operano più imprese nello stesso luogo di lavoro, diventa fondamentale applicare quanto previsto dall’articolo 26 del D.Lgs. 81/2008 attraverso un’efficace gestione dei rischi interferenziali.

Mezzi, macchine e movimentazione dei materiali

Particolare attenzione deve essere riservata ai mezzi agricoli, ai carrelli, ai veicoli aziendali e alle macchine operatrici.

È necessario verificare:

  • stabilità del terreno;
  • percorsi di lavoro;
  • corretto bilanciamento dei carichi;
  • efficienza dei dispositivi di sicurezza;
  • presenza delle strutture antiribaltamento;
  • utilizzo delle cinture di sicurezza.

Anche la movimentazione dei materiali richiede procedure precise.

Occorre definire modalità corrette di sollevamento, garantire la stabilità degli stoccaggi, delimitare le aree di movimentazione ed evitare il transito sotto carichi sospesi.

Formazione, manutenzione e vigilanza fanno la differenza

Nelle microimprese ogni lavoratore rappresenta una risorsa fondamentale e la perdita di una persona ha conseguenze spesso devastanti anche sull’organizzazione aziendale.

Per questo motivo è indispensabile che:

  • la manutenzione sia programmata e documentata;
  • la formazione sia realmente collegata alle attrezzature utilizzate;
  • l’addestramento venga svolto sul campo;
  • il preposto eserciti una vigilanza continua;
  • vengano effettuati controlli quotidiani sulle condizioni operative.

La prevenzione efficace non richiede necessariamente strutture complesse, ma metodo, organizzazione e continuità.

Il valore della cultura della sicurezza

Nella mia attività di consulente, docente e formatore incontro spesso piccole imprese che possiedono competenze tecniche elevate ma sottovalutano i rischi delle attività quotidiane perché considerate “di routine”.

È proprio in queste situazioni che si annidano i pericoli più gravi.

Una prevenzione semplice, concreta e costruita sulle reali modalità operative permette di individuare tempestivamente le criticità, eliminare le scorciatoie organizzative e ridurre significativamente il rischio di eventi che possono avere conseguenze irreversibili.

La sicurezza sul lavoro non è un adempimento burocratico, ma uno strumento di gestione che tutela le persone, migliora l’organizzazione e contribuisce alla continuità dell’impresa.

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