Ottobre 31, 2026
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Andrea Moretti precipita da circa dieci metri mentre lavora al nuovo impianto di illuminazione dell’Anfiteatro Flavio. La Procura di Roma apre un’inchiesta. Una tragedia che riporta al centro il tema della prevenzione delle cadute dall’alto

Roma si è svegliata, il 23 settembre 2026, con la notizia di un nuovo incidente mortale sul lavoro. Questa volta il luogo della tragedia è uno dei monumenti più conosciuti al mondo: il Colosseo.

A perdere la vita è stato Andrea Moretti, 22 anni, operaio rocciatore specializzato nei lavori in quota. Il giovane era impegnato nell’installazione del nuovo impianto di illuminazione dell’Anfiteatro Flavio quando, durante le lavorazioni notturne, è precipitato da un’altezza di circa dieci metri. I soccorritori dell’Ares 118 hanno tentato di rianimarlo, ma per il ventiduenne non c’è stato nulla da fare.

L’incidente sarebbe avvenuto intorno alla mezzanotte, nella notte tra il 22 e il 23 settembre. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia Roma Centro e del Nucleo investigativo, il medico legale, il pubblico ministero di turno, gli ispettori del lavoro e il personale della Asl competente per la prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro.

La dinamica è ancora oggetto di accertamento

Uno degli elementi emersi nelle prime ore successive all’incidente riguarda il sistema anticaduta utilizzato dal lavoratore.

Secondo le informazioni riportate da RaiNews e da altre fonti giornalistiche, Andrea Moretti sarebbe stato trovato con l’imbracatura indossata ma senza la fune di sicurezza agganciata. Si tratta, tuttavia, di un elemento investigativo preliminare che dovrà essere verificato tecnicamente e inserito nella ricostruzione complessiva dell’evento.

Non è quindi corretto, allo stato attuale, trasformare questo particolare in una spiegazione definitiva dell’incidente.

Le indagini dovranno stabilire, tra gli altri aspetti, quale fosse la procedura prevista per quella specifica lavorazione, quali sistemi di ancoraggio fossero disponibili, come fosse organizzato il lavoro, quali fossero le condizioni operative e se le misure previste dalla valutazione dei rischi e dalle procedure aziendali fossero effettivamente applicabili nelle diverse fasi dell’attività.

Secondo quanto riportato, i colleghi del giovane si trovavano in un’altra zona delle mura e non avrebbero assistito direttamente alla caduta. Avrebbero sentito il forte rumore provocato dall’impatto e successivamente dato l’allarme. Tra le ipotesi iniziali prese in considerazione dagli investigatori figurano anche un possibile errore operativo o un malore, circostanze che al momento non risultano accertate.

La Procura procede per omicidio colposo

La Procura di Roma ha aperto un procedimento per omicidio colposo, nell’ambito degli accertamenti relativi alla normativa sulla sicurezza del lavoro.

Il fascicolo risulta, nelle prime ore dell’indagine, contro ignoti ed è coordinato dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio. I Carabinieri stanno acquisendo la documentazione utile a ricostruire l’organizzazione del cantiere e le eventuali responsabilità. È stata inoltre disposta l’autopsia sul corpo del giovane lavoratore.

Solo l’esito degli accertamenti tecnici e giudiziari potrà quindi chiarire le cause dell’incidente.

È un principio importante anche dal punto di vista della cultura della sicurezza: analizzare un infortunio significa ricostruire l’intera catena degli eventi, non individuare frettolosamente un colpevole.

Chi era Andrea Moretti

Andrea Moretti era originario di Tottea, frazione del Comune di Crognaleto, in provincia di Teramo.

Nonostante avesse soltanto 22 anni era già considerato un operaio specializzato nei lavori in fune e un rocciatore esperto, una professionalità particolarmente qualificata e richiesta nei cantieri caratterizzati da interventi complessi in quota.

La sua storia personale rende questa tragedia ancora più dolorosa.

Il padre di Andrea era stato a sua volta vittima, circa trent’anni fa, di un grave incidente sul lavoro che lo aveva costretto ad abbandonare la propria attività.

Il sindaco di Crognaleto, Orlando Persia, ha annunciato il lutto cittadino in occasione dei funerali.

Il Colosseo chiuso in segno di lutto

Dopo l’incidente il Ministero della Cultura e il Parco archeologico del Colosseo hanno disposto la sospensione delle lavorazioni.

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha successivamente disposto la chiusura dell’Anfiteatro Flavio in segno di lutto. Il Parco ha spiegato che il deflusso delle persone già entrate è stato gestito prima della chiusura completa per evitare concentrazioni di visitatori all’esterno del monumento e conseguenti problemi di sicurezza e ordine pubblico.

La tragedia ha provocato numerose reazioni istituzionali e sindacali e ha riaperto il confronto sulla sicurezza nei cantieri, negli appalti e nelle attività ad alto rischio.

Ma oltre alle dichiarazioni di cordoglio esiste un problema tecnico e organizzativo sul quale è necessario riflettere.

Lavorare a dieci metri di altezza significa lavorare con un rischio potenzialmente mortale

Il D.Lgs. 81/2008 considera lavoro in quota l’attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta a un’altezza superiore a due metri rispetto a un piano stabile.

Nel caso del Colosseo si parla, secondo le prime ricostruzioni, di una caduta da circa dieci metri.

In queste condizioni il rischio di caduta dall’alto deve essere considerato uno degli elementi centrali della valutazione e dell’organizzazione della lavorazione.

L’articolo 111 del D.Lgs. 81/2008 stabilisce infatti che, quando i lavori temporanei in quota non possono essere effettuati da un luogo idoneo in condizioni di sicurezza, il datore di lavoro deve scegliere le attrezzature più appropriate, attribuendo priorità alle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali.

Questo principio è essenziale.

La sicurezza non può essere costruita esclusivamente attorno alla capacità del singolo lavoratore di agganciare o sganciare correttamente un dispositivo.

Prima vengono:

progettazione della lavorazione, organizzazione, protezioni collettive, scelta dei sistemi di accesso, procedure e controllo.

Poi intervengono i dispositivi di protezione individuale.

Imbracatura, collegamento e ancoraggio devono costituire un sistema

Quando si parla di lavori in quota è frequente concentrare l’attenzione sull’imbracatura.

Ma indossare un’imbracatura, da sola, non protegge da una caduta.

La protezione deriva dal corretto funzionamento dell’intero sistema anticaduta.

Occorre considerare almeno:

  • imbracatura;
  • elemento di collegamento;
  • eventuale assorbitore di energia;
  • dispositivo anticaduta;
  • linea vita o linea di ancoraggio;
  • punto di ancoraggio;
  • tirante d’aria disponibile;
  • possibilità di effetto pendolo;
  • percorso che il lavoratore deve compiere;
  • procedure per eventuali passaggi tra differenti sistemi di ancoraggio.

L’INAIL ricorda che, quando i rischi non possono essere eliminati, devono essere adottate innanzitutto misure tecnico-organizzative e protezioni collettive e, quando permane un rischio residuo, sistemi individuali di protezione dalle cadute.

La questione centrale, quindi, non è semplicemente:

“Il lavoratore indossava l’imbracatura?”

La domanda corretta è:

“Il sistema di protezione contro la caduta consentiva al lavoratore di rimanere protetto durante tutte le fasi dell’attività?”

Il problema della continuità dell’ancoraggio

Nei lavori con funi uno degli aspetti più delicati riguarda proprio le transizioni.

Un lavoratore può essere perfettamente formato, indossare DPI conformi e utilizzare attrezzature adeguate, ma se durante uno spostamento deve temporaneamente scollegarsi da un sistema senza poter contemporaneamente collegarsi a un altro punto sicuro si crea una finestra di esposizione al rischio.

Sono proprio questi passaggi che devono essere analizzati durante la progettazione del lavoro.

L’obiettivo di un sistema correttamente concepito deve essere, quando tecnicamente applicabile, permettere una protezione continua contro la caduta.

Il principio fondamentale della prevenzione dovrebbe essere semplice:

nessuna fase operativa deve affidare la sopravvivenza del lavoratore a un singolo gesto non protetto.

Formazione e addestramento nei lavori mediante funi

Per determinate attività eseguite mediante sistemi di accesso e posizionamento tramite funi, il D.Lgs. 81/2008 prevede requisiti specifici.

L’articolo 111 dispone che tali sistemi debbano essere impiegati solo quando, sulla base della valutazione dei rischi, il lavoro possa essere effettuato in condizioni di sicurezza e l’utilizzo di un’attrezzatura differente e più sicura non risulti giustificato dalle caratteristiche del luogo o dalla durata dell’attività.

Non si tratta quindi semplicemente di “saper lavorare con una corda”.

Occorre una vera organizzazione del lavoro che consideri:

procedure operative, sistemi di accesso, ancoraggi, DPI, addestramento, gestione delle emergenze e recupero del lavoratore.

Il soccorso deve essere pianificato prima dell’emergenza

Un ulteriore aspetto spesso sottovalutato riguarda il recupero del lavoratore dopo una caduta.

Nei lavori in quota non è sufficiente prevedere come evitare l’incidente.

Bisogna stabilire anticipatamente anche come intervenire se qualcosa accade.

L’INAIL sottolinea l’importanza della pianificazione delle procedure di soccorso nei lavori in quota, affinché l’intervento possa avvenire in sicurezza sia per l’infortunato sia per i soccorritori.

La gestione dell’emergenza deve quindi far parte della stessa valutazione preventiva della lavorazione.

Le cadute dall’alto restano una delle principali cause di morte nei cantieri

La tragedia del Colosseo non può essere letta come un episodio isolato.

Secondo un approfondimento INAIL pubblicato nel gennaio 2026 sulla base dei dati del sistema nazionale Infor.MO relativi agli infortuni mortali e gravi nei cantieri analizzati nel periodo 2013-2022, le cadute dall’alto rappresentano la principale modalità di infortunio mortale nei cantieri, con un’incidenza indicata pari al 58,3% degli eventi analizzati.

È un dato che dovrebbe far riflettere.

Le cadute dall’alto sono un rischio conosciuto da decenni.

Conosciamo i sistemi di prevenzione.

Conosciamo i DPI.

Conosciamo le tecniche di ancoraggio.

Conosciamo le procedure.

Disponiamo di norme, formazione, addestramento e tecnologie.

Eppure continuiamo a registrare lavoratori che precipitano da ponteggi, coperture, impalcature, strutture e opere provvisionali.

Non basta parlare di errore umano

Ogni volta che si verifica un incidente grave compare quasi inevitabilmente l’espressione “errore umano”.

Ma per chi si occupa professionalmente di prevenzione questa spiegazione non può essere sufficiente.

Anche quando un lavoratore commette un errore, un sistema di sicurezza efficace dovrebbe essere progettato affinché quell’errore abbia la minore probabilità possibile di trasformarsi in un evento mortale.

Occorre quindi domandarsi:

la procedura era realmente applicabile?

Il sistema di ancoraggio permetteva continuità della protezione?

Le modalità di lavoro erano compatibili con quelle previste nella valutazione dei rischi?

Erano presenti condizioni organizzative che potevano influenzare il comportamento?

Esisteva un sistema di controllo?

Il lavoro notturno aveva introdotto ulteriori criticità?

Le attrezzature e i sistemi anticaduta erano adeguati allo specifico ambiente?

Sono domande tecniche.

E saranno gli organi investigativi e la magistratura a verificare quali di esse abbiano avuto rilevanza nel caso di Andrea Moretti.

Dall’infortunio alla prevenzione: ciò che le aziende devono imparare

Ogni incidente mortale dovrebbe trasformarsi anche in un momento di analisi per tutte le organizzazioni.

Non per cercare analogie superficiali, ma per domandarsi:

“Potrebbe accadere anche nella nostra azienda?”

Per chi gestisce lavorazioni in quota significa riesaminare almeno:

la valutazione del rischio di caduta dall’alto; le procedure operative; la presenza e adeguatezza degli ancoraggi; la continuità dei sistemi anticaduta; la formazione e l’addestramento; la vigilanza sull’applicazione delle procedure; la manutenzione dei DPI; le modalità di recupero e soccorso; le interferenze tra imprese e l’organizzazione degli appalti.

La prevenzione efficace nasce proprio dalla capacità di analizzare gli incidenti avvenuti altrove prima che un evento analogo si verifichi nella propria realtà lavorativa.

Una tragedia dentro un simbolo dell’Italia

C’è infine un elemento che rende la morte di Andrea Moretti particolarmente impressionante.

Il Colosseo è un simbolo dell’Italia nel mondo. Ogni giorno migliaia di persone attraversano quell’area ammirando un’opera costruita quasi duemila anni fa.

Nella notte tra il 22 e il 23 settembre 2026, però, quel luogo è diventato il teatro della morte di un ragazzo di appena 22 anni che stava semplicemente svolgendo il proprio lavoro.

La Procura dovrà accertare come e perché Andrea sia caduto.

Noi che ci occupiamo di sicurezza sul lavoro abbiamo invece un altro compito.

Ricordare che dietro ogni procedura, ogni DVR, ogni corso di formazione, ogni imbracatura e ogni linea di ancoraggio non c’è soltanto un obbligo normativo.

C’è una persona che deve tornare a casa.

Ed è questo il vero significato della prevenzione.

A cura di Enzo Rispo – Consulente Docente Formatore

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