di Enzo Rispo
Con l’approvazione del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2026-2031, sancita dall’Intesa Stato-Regioni del 21 maggio 2026, la salute e la sicurezza sul lavoro assumono un ruolo ancora più strategico all’interno delle politiche nazionali di tutela dei lavoratori.
Si tratta di un documento che non interessa esclusivamente le istituzioni, ma coinvolge direttamente imprese, datori di lavoro, dirigenti, preposti, RSPP, medici competenti e lavoratori. Il messaggio che emerge con forza è chiaro: la prevenzione deve diventare parte integrante dell’organizzazione aziendale e non essere considerata un mero obbligo burocratico.
La sicurezza come investimento e non come costo
Il nuovo Piano conferma l’approccio “One Health”, che riconosce la stretta connessione tra salute delle persone, ambiente, organizzazione del lavoro e sostenibilità dei processi produttivi.
Per le aziende questo significa adottare una visione più moderna della prevenzione, basata sulla capacità di individuare tempestivamente i rischi e di intervenire prima che si trasformino in infortuni, malattie professionali o situazioni di emergenza.
Il Decreto Legislativo 81/2008 continua a rappresentare il riferimento normativo fondamentale, ma il nuovo Piano spinge verso una maggiore qualità nell’applicazione delle misure preventive, nella formazione e nella gestione dei rischi.
Formazione: basta firme sui registri
Uno degli aspetti più importanti del nuovo PNP riguarda il rafforzamento della formazione in materia di salute e sicurezza.
L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha ridefinito criteri, contenuti e modalità organizzative dei percorsi formativi, superando definitivamente una visione puramente documentale della formazione.
Non basta più organizzare un corso e conservare gli attestati in archivio.
La formazione dovrà dimostrare di essere realmente efficace, capace di modificare i comportamenti, aumentare la percezione del rischio e migliorare concretamente i livelli di sicurezza all’interno dell’azienda.
Come docente formatore, sostengo da anni che la formazione efficace non si misura dalle ore trascorse in aula, ma dai comportamenti che i lavoratori adottano ogni giorno durante la propria attività.
I nuovi rischi che le aziende non possono ignorare
Il Piano Nazionale della Prevenzione individua alcune aree di particolare attenzione che richiederanno interventi sempre più strutturati.
Tra queste troviamo:
- stress lavoro-correlato;
- rischi psicosociali;
- aggressioni e violenze nei luoghi di lavoro;
- sovraccarico biomeccanico;
- esposizione ad agenti chimici e sostanze pericolose;
- rischi derivanti dai cambiamenti climatici.
Particolare attenzione viene riservata allo stress da calore, fenomeno destinato a diventare sempre più frequente a causa dell’aumento delle temperature e degli eventi climatici estremi.
Le attività svolte all’aperto, come edilizia, agricoltura, manutenzioni stradali e logistica, dovranno essere organizzate adottando procedure specifiche per la protezione dei lavoratori durante i periodi più critici.
DVR sempre più dinamico
Un altro elemento centrale del nuovo Piano riguarda la valutazione dei rischi.
Il Documento di Valutazione dei Rischi non può più essere considerato un documento statico da aggiornare soltanto in occasione delle scadenze formali.
Le aziende dovranno monitorare costantemente l’evoluzione delle attività produttive, delle tecnologie utilizzate, delle modalità organizzative e dei fattori ambientali.
Ogni cambiamento significativo può comportare l’emergere di nuovi rischi e rendere necessario un aggiornamento del DVR e delle misure di prevenzione adottate.
Il coinvolgimento delle figure della prevenzione
Per raggiungere gli obiettivi fissati dal nuovo Piano sarà fondamentale valorizzare il ruolo delle figure della prevenzione.
Datore di lavoro, dirigenti, preposti, RSPP, ASPP, medico competente e RLS dovranno operare in maniera sempre più coordinata, condividendo informazioni, criticità e soluzioni.
La sicurezza efficace nasce infatti dalla partecipazione attiva di tutte le componenti aziendali e non può essere delegata a una sola figura professionale.
La mia riflessione
Dopo oltre 15 anni di esperienza nel mondo della gestione aziendale, della formazione e della consulenza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ritengo che il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione rappresenti un importante cambio di paradigma.
Le aziende che continueranno a vedere la sicurezza come un costo o come un insieme di obblighi amministrativi rischieranno di trovarsi sempre più in difficoltà.
Al contrario, le organizzazioni che investiranno nella cultura della prevenzione, nella formazione di qualità e nella gestione consapevole dei rischi potranno migliorare non solo la tutela dei lavoratori, ma anche la propria efficienza, competitività e reputazione.
La vera sfida dei prossimi anni non sarà produrre più documenti, ma creare ambienti di lavoro più sicuri, più sani e più sostenibili.
