Ottobre 31, 2026
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Di Enzo Rispo

Sicurezza sul lavoro: una responsabilità che non può essere aggirata

Nel fine settimana che ha accompagnato le celebrazioni della Festa della Repubblica del 2 giugno, le cronache nazionali hanno riportato un episodio che lascia sgomenti e che impone una profonda riflessione sullo stato della cultura della sicurezza nel nostro Paese.

A Bassano del Grappa, un lavoratore di origine indiana, di 56 anni, è stato rinvenuto in una pozza di sangue lungo una strada grazie alla segnalazione di un passante. In un primo momento si era ipotizzata un’aggressione, ma le indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa hanno consentito di ricostruire una realtà ben diversa e, per certi aspetti, ancora più inquietante.

Secondo quanto emerso, l’uomo sarebbe rimasto vittima di un grave infortunio sul lavoro all’interno del maneggio di un’azienda agricola situata nel comune di Schiavon. La caduta sarebbe avvenuta da un’altezza superiore ai tre metri, provocando lesioni gravissime che hanno richiesto due delicati interventi chirurgici.

Fortunatamente il lavoratore è sopravvissuto e attualmente risulta fuori pericolo di vita. Tuttavia, ciò che colpisce maggiormente non è soltanto la dinamica dell’infortunio, ma quanto sarebbe accaduto successivamente.

L’abbandono dopo l’infortunio

Le indagini ipotizzano che i titolari dell’azienda agricola, due cittadini italiani rispettivamente di 56 e 48 anni, anziché attivare immediatamente i soccorsi, abbiano deciso di caricare il lavoratore ferito su un’autovettura per poi abbandonarlo in strada.

Una scelta che, qualora confermata nelle sedi giudiziarie competenti, rappresenterebbe una delle più gravi negazioni dei principi fondamentali di tutela della persona e della dignità del lavoratore.

Alla base di tale comportamento vi sarebbe il timore delle conseguenze derivanti dalla posizione irregolare del lavoratore sul territorio nazionale e nell’ambito del rapporto di lavoro.

Una paura che avrebbe prevalso sul dovere morale, civile e giuridico di prestare immediatamente assistenza a una persona gravemente ferita.

Quando l’irregolarità diventa terreno fertile per lo sfruttamento

Questo caso richiama inevitabilmente alla memoria altre tragedie che negli ultimi anni hanno coinvolto lavoratori stranieri impiegati in condizioni di irregolarità.

Il lavoro sommerso continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema produttivo italiano. L’assenza di regolari contratti, di formazione, di sorveglianza sanitaria e di adeguate misure di prevenzione espone i lavoratori a rischi enormemente superiori rispetto a quelli già presenti nelle normali attività lavorative.

Quando un lavoratore non viene regolarmente assunto, spesso viene privato anche dei diritti fondamentali previsti dal Decreto Legislativo 81/2008: informazione, formazione, addestramento, dispositivi di protezione individuale, vigilanza e tutela sanitaria.

In queste condizioni il rischio di infortunio aumenta esponenzialmente.

La sicurezza non conosce nazionalità

Da professionista della sicurezza sul lavoro desidero ribadire un principio fondamentale: la tutela della salute e della vita umana non può essere subordinata alla nazionalità, al colore della pelle, alla provenienza geografica o alla posizione amministrativa di una persona.

La sicurezza sul lavoro è un diritto universale.

Ogni lavoratore, indipendentemente dalla sua condizione, deve poter svolgere la propria attività in un ambiente sicuro e ricevere immediata assistenza in caso di emergenza.

Quando ciò non avviene, non siamo di fronte soltanto a una violazione normativa, ma a un fallimento culturale che coinvolge l’intera società.

Le possibili conseguenze giudiziarie

I titolari dell’azienda risultano attualmente indagati per omissione di soccorso e lesioni personali colpose. Inoltre, il titolare dell’azienda agricola dovrà rispondere anche della mancata comunicazione di ospitalità prevista per i cittadini extracomunitari.

Sarà la magistratura a stabilire le eventuali responsabilità penali, ma già oggi questo episodio deve rappresentare un campanello d’allarme per tutti gli imprenditori.

Nascondere un infortunio o tentare di eludere gli obblighi di legge non elimina il problema: lo aggrava.

Una lezione che non possiamo ignorare

Ogni infortunio sul lavoro dovrebbe essere analizzato per comprendere come evitare che si ripeta.

Quando però all’infortunio si aggiunge l’abbandono della persona ferita, il tema non riguarda più soltanto la sicurezza, ma investe direttamente i valori fondamentali di umanità e responsabilità sociale.

La vera prevenzione non nasce dalla paura delle sanzioni, ma dalla consapevolezza che dietro ogni lavoratore esiste una vita, una famiglia e una dignità che meritano rispetto.

La sicurezza sul lavoro non è un costo, non è un obbligo burocratico e non è un fastidio amministrativo.

È il primo dovere morale di ogni organizzazione che voglia definirsi civile.

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