di Enzo Rispo
Introduzione
L’Italia si trova ancora una volta a fare i conti con un fenomeno drammatico e inaccettabile: le morti sul lavoro. A poco più di dieci giorni dall’inizio del 2026, già almeno 8 lavoratori hanno perso la vita in incidenti sul posto di lavoro secondo le associazioni e i dati disponibili, tra cui quello più recente e drammatico verificatosi presso lo stabilimento dell’ex Ilva di Taranto.
Questi eventi non sono semplici numeri, ma vite spezzate che evidenziano un problema sistemico radicato nella carenza di prevenzione e di controlli efficaci nei luoghi di lavoro in Italia.
Il caso di Claudio Salamida (ex Ilva di Taranto)
Il 12 gennaio 2026, all’interno dello stabilimento siderurgico dell’ex Ilva a Taranto, è avvenuto un incidente mortale che ha coinvolto Claudio Salamida, operaio di 46 anni originario di Putignano (provincia di Bari). L’uomo è precipitato da una piattaforma mentre stava eseguendo un controllo tecnico su una struttura di ispezione nel reparto del convertitore 3, morendo sul colpo.
L’incidente ha provocato l’immediata proclamazione di uno sciopero di 24 ore nelle fabbriche del gruppo da parte dei principali sindacati, che hanno denunciato ancora una volta come le condizioni di sicurezza non siano adeguatamente tutelate neppure nei siti industriali soggetti a maggiori controlli.
Elenco delle vittime sul lavoro in Italia nel gennaio 2026 (dati preliminari)
Secondo i report delle associazioni dei lavoratori e delle cronache nazionali aggiornate al 12 gennaio 2026, le vittime accertate di incidenti sul lavoro dall’inizio dell’anno sono almeno 8:
- Claudio Salamida – Operaio, 46 anni, ex Ilva di Taranto (caduta da impalcatura durante attività di controllo tecnico).
- Pietro Zantonini – Vigilante, 55 anni, morto a Cortina d’Ampezzo per esposizione al freddo estremo durante un turno notturno in cantiere per i Giochi Olimpici Milano-Cortina.
3-8. Altri 6 lavoratori deceduti in vari incidenti sul lavoro nel territorio nazionale (inclusi casi segnalati ma non sempre dettagliati singolarmente nelle cronache delle ultime ore).
Nota: i dati sono provvisori e in rapido aggiornamento; agenzie come INAIL, Anmil e Osservatori regionali pubblicano periodicamente rapporti più dettagliati.
Le cause strutturali delle morti sul lavoro
1. Mancanza di prevenzione effettiva
Il caso di Taranto evidenzia come anche in impianti industriali soggetti a regolari verifiche di sicurezza possa verificarsi un incidente mortale. Questo fa luce su lacune nelle procedure operative e nella manutenzione delle aree di lavoro, che dovrebbero essere parti integranti della cultura della sicurezza.
2. Condizioni di lavoro precarie
La morte di Zantonini a Cortina sottolinea un altro problema: lavori con contratti fragili e condizioni estreme (ad es., temperature molto basse) senza adeguate misure di tutela. Ciò dimostra come la precarietà si traduca spesso in un’ulteriore riduzione di tutele e protezioni per i lavoratori.
3. Sistema di vigilanza insufficiente
Nonostante la normativa italiana sulla sicurezza nei luoghi di lavoro sia tra le più articolate in Europa, spesso l’applicazione concreta è rallentata da un sistema di controlli frammentato e scarso personale ispettivo impiegato sui territori.
Trend nazionale e dati epidemiologici (2025–2026)
Le morti sul lavoro non sono un fenomeno isolato:
- Nel periodo gennaio-novembre 2025 sono state registrate 1.002 denunce di infortuni mortali in Italia secondo l’INAIL, con un aumento rispetto all’anno precedente.
- I rapporti di osservatori indipendenti indicano centinaia di vittime annuali per incidenti sul posto di lavoro e in itinere, evidenziando un problema persistente che coinvolge molteplici settori economici.
Questi dati confermano un quadro che non può essere ignorato: le morti bianche continuano a essere una emergenza strutturale nel nostro paese.
Conclusioni: perché è urgente una cultura della sicurezza più forte
La morte di lavoratori come Claudio Salamida e Pietro Zantonini rappresenta il volto più tragico di un fenomeno che richiede risposte tempestive:
- Potenziare la formazione sulla sicurezza in tutti i settori produttivi.
- Rafforzare i controlli ispettivi e sanzionatori per chi non rispetta le norme di prevenzione.
- Sostenere politiche che tutelino contrattualmente e materialmente i lavoratori, soprattutto in lavori ad alto rischio e in condizioni estreme.
Finché la sicurezza sarà considerata un costo anziché un diritto fondamentale, i lavoratori continueranno a pagare con la propria vita.
