Settembre 11, 2026
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di Enzo Rispo

La figura del preposto ha assunto negli ultimi anni un ruolo sempre più centrale all’interno del sistema di prevenzione aziendale. Le recenti modifiche legislative e le pronunce della Corte di Cassazione confermano un principio ormai consolidato: la sicurezza non si garantisce esclusivamente attraverso documenti e procedure, ma soprattutto mediante una vigilanza concreta e costante durante lo svolgimento delle attività lavorative.

Il Decreto Legislativo 81/2008 individua nel preposto il soggetto che sovrintende all’attività lavorativa, garantendo l’attuazione delle direttive ricevute e verificando che i lavoratori operino nel rispetto delle misure di prevenzione e protezione adottate dall’azienda.

Il preposto: il collegamento tra organizzazione e lavoro reale

Ogni sistema di gestione della sicurezza può essere progettato in maniera impeccabile, ma senza un controllo continuo sul campo rischia di rimanere solamente un insieme di prescrizioni teoriche.

È proprio qui che interviene il preposto.

La sua funzione consiste nel verificare quotidianamente che le procedure siano realmente applicate, che i dispositivi di protezione vengano utilizzati correttamente e che eventuali situazioni di rischio vengano affrontate prima che possano trasformarsi in un infortunio.

L’articolo 19 del D.Lgs. 81/2008 attribuisce al preposto precisi obblighi di vigilanza, imponendogli di intervenire quando rileva comportamenti non conformi, di segnalare immediatamente eventuali anomalie e, nei casi di pericolo grave e immediato, di interrompere temporaneamente le lavorazioni fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.

La nomina del preposto non è più una scelta organizzativa

Dopo le modifiche introdotte negli ultimi anni, il legislatore ha chiarito che il datore di lavoro e i dirigenti devono individuare uno o più preposti incaricati della vigilanza operativa.

Questa scelta risponde alla necessità di garantire un controllo effettivo delle attività lavorative e di evitare che la sicurezza venga affidata esclusivamente alla buona volontà dei lavoratori.

Il preposto rappresenta infatti il punto di contatto tra l’organizzazione aziendale e l’attività concreta svolta nei reparti produttivi, nei cantieri e in tutti gli ambienti di lavoro.

DUVRI e rischi interferenziali: quando la vigilanza riguarda anche le altre imprese

Uno degli aspetti più delicati riguarda le attività svolte in presenza di più imprese.

L’articolo 26 del D.Lgs. 81/2008 impone al committente, ai datori di lavoro e alle imprese coinvolte di cooperare nella gestione dei rischi interferenziali attraverso il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze (DUVRI).

Le più recenti pronunce della Corte di Cassazione hanno evidenziato come il dovere di vigilanza del preposto non possa essere limitato esclusivamente ai lavoratori della propria azienda.

Quando il preposto viene a conoscenza di una situazione di pericolo che può coinvolgere anche operatori appartenenti ad altre imprese presenti nello stesso luogo di lavoro, è tenuto ad attivarsi nell’ambito delle proprie competenze, segnalando tempestivamente il rischio ai responsabili del cantiere o dell’organizzazione.

In altre parole, la tutela della salute e della sicurezza non può fermarsi davanti ai confini dell’organigramma aziendale.

Il DUVRI deve diventare uno strumento operativo

Molto spesso il DUVRI viene predisposto esclusivamente per adempiere a un obbligo documentale.

Si tratta di un approccio estremamente pericoloso.

Il documento deve essere costantemente aggiornato, condiviso con tutte le imprese coinvolte e verificato durante l’esecuzione delle attività.

Ogni variazione delle lavorazioni, l’ingresso di nuove imprese, l’utilizzo di differenti attrezzature o l’emersione di nuovi rischi richiedono una rivalutazione delle interferenze.

La sicurezza nasce infatti dal coordinamento continuo tra tutti i soggetti presenti nel luogo di lavoro.

Permessi di lavoro: evitare controlli solo formali

Un altro tema particolarmente importante riguarda la gestione dei permessi di lavoro, soprattutto nelle attività di manutenzione, negli spazi confinati, nei lavori elettrici o durante gli interventi su impianti in esercizio.

La giurisprudenza ha evidenziato come procedure troppo generiche o autorizzazioni cumulative possano compromettere l’efficacia del sistema di prevenzione.

Ogni permesso dovrebbe essere riferito a una singola attività, riportare le specifiche condizioni operative e prevedere verifiche puntuali prima dell’avvio e della ripresa dei lavori.

È inoltre fondamentale evitare che la stessa persona esegua le operazioni di messa in sicurezza e contemporaneamente ne certifichi la corretta esecuzione, poiché la separazione dei controlli rappresenta uno dei principi fondamentali di un sistema organizzativo efficace.

Le responsabilità del preposto

È importante ricordare che il preposto non sostituisce il datore di lavoro né il dirigente.

La responsabilità organizzativa della sicurezza rimane in capo alle figure apicali dell’azienda.

Tuttavia, il preposto risponde personalmente quando, pur avendo il dovere e la possibilità di intervenire, omette di vigilare, non segnala situazioni di pericolo o consente la prosecuzione di attività manifestamente non sicure.

Per questo motivo la formazione specifica del preposto, la chiarezza delle deleghe organizzative e la tracciabilità delle verifiche rappresentano elementi essenziali per la tutela sia dei lavoratori sia dell’azienda.

Conclusioni

Le più recenti pronunce della Corte di Cassazione confermano un principio destinato a orientare sempre di più la gestione della sicurezza: la prevenzione non si misura dal numero dei documenti presenti in azienda, ma dalla loro concreta applicazione durante il lavoro.

DVR, DUVRI, procedure operative e permessi di lavoro costituiscono strumenti indispensabili, ma acquistano reale efficacia soltanto quando vengono tradotti in comportamenti quotidiani, controlli puntuali e responsabilità chiaramente definite.

Il preposto rappresenta oggi una delle figure più strategiche dell’intero sistema prevenzionistico: la sua capacità di vigilare, comunicare e intervenire tempestivamente costituisce uno degli elementi decisivi per ridurre il rischio di infortuni e garantire ambienti di lavoro realmente sicuri.

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