Negli ultimi giorni si sono verificati tre tragici incidenti mortali che hanno scosso il mondo del lavoro: degli operai hanno perso la vita cadendo nel vuoto durante attività in quota, riaccendendo l’attenzione su una delle cause più frequenti e letali di infortunio nei cantieri: la caduta dall’alto.
Le dinamiche degli incidenti
Incidente sul lavoro sulla Nuova 195: morto l’operaio caduto da 6 metri

È deceduto l’operaio coinvolto in un incidente sul lavoro avvenuto nel cantiere della nuova Strada statale 195, all’altezza di Tanca Nissa, in territorio di Capoterra.
Si tratta di Michele Fuedda, 40 anni, di Pula. Secondo una prima ricostruzione sarebbe precipitato da un’altezza di sei metri.
Dopo l’allarme, l’uomo è stato trasportato in gravissime condizioni al pronto soccorso dell’ospedale Brotzu a bordo di un elisoccorso.
I tentativi dei medici di salvargli la vita sono purtroppo risultati vani.
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Precipita da un ponteggio mentre lavora: morto operaio nella fabbrica Mapei di Modugno

Un’altra vittima sul lavoro, questa volta a Modugno, in provincia di Bari. A perdere la vita un operaio di 54 anni, Cosimo Granieri, che, secondo la prima ricostruzione, sarebbe precipitato per cinque metri cadendo da un ponteggio montato dentro lo stabilimento di Mapei, il colosso di prodotti chimici per l’edilizia.
Soccorso dal 118, l’uomo è morto poco dopo l’arrivo al Policlinico di Bari. Sotto sequestro il cantiere in cui stava lavorando, allestito da una ditta esterna incaricata di eseguire i lavori. Sul posto i carabinieri per i rilievi del caso e il personale dello Spesal della Asl di Bari.
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Operai morti a Napoli, due su tre lavoravano in nero: quattro indagati, accertamenti anche su caschi e cinture

Ci sono già quattro persone iscritte sul registro degli indagati per la morte dei tre operai precipitati venerdì mattina da un cestello di una impalcatura di un cantiere privato in via San Giacomo dei Capri a Napoli. L’inchiesta della Procura fa passi veloci anche se, come si specifica in questi casi, si tratta di «un atto dovuto» sebbene il reato ipotizzato sia quello di omicidio colposo plurimo. Si tratta del responsabile dell’impresa edilizia che dava lavoro alle vittime, una ditta individuale, del coordinatore della sicurezza del cantiere, dell’amministratore del condominio quale committente dei lavori e del titolare della ditta di noleggio del montacarichi. Gli avvisi di garanzia partono in queste ore.
Le vittime e il rapporto di lavoro con l’impresa
Con il passare delle ore nella giornata di ieri, al di là dei primi approfondimenti sulle cause che hanno potuto determinare la sciagura, gli inquirenti hanno verificato anche la posizione dei tre operai in seno all’impresa scoprendo che solo uno, Ciro Pierro, 62enne di Calvizzano (Napoli), era regolarmente sotto contratto; gli altri due addetti, precipitati con il primo da un’altezza di 20 metri e anche loro morti sul colpo, Luigi Romano, 67 anni di Arzano (Napoli) e Vincenzo Del Grosso, 54 anni, residente nel centro storico del capoluogo, non sono risultati invece regolarmente inquadrati.
Cadute dall’alto: un rischio ancora troppo sottovalutato
Le cadute nel vuoto continuano a rappresentare una delle principali cause di morte sul lavoro. Secondo i dati INAIL aggiornati, circa il 30% degli incidenti mortali in ambito edilizio è legato a questo rischio. Nonostante le normative esistenti – dal D.Lgs. 81/2008 alla recente revisione delle linee guida regionali – la cultura della prevenzione fatica ancora a radicarsi con efficacia.
Spesso, nei cantieri temporanei o mobili, si riscontra:
- Mancanza di parapetti o reti anticaduta
- Utilizzo scorretto o assente dei DPI anticaduta (imbracature, cordini, linee vita)
- Formazione carente degli addetti ai lavori in quota
- Assenza di un Piano Operativo di Sicurezza realmente calato sul contesto specifico
L’obbligo morale (oltre che legale) della prevenzione
Ogni caduta mortale rappresenta una sconfitta per l’intero sistema: datori di lavoro, coordinatori per la sicurezza, RSPP, preposti e lavoratori stessi devono agire in sinergia per prevenire questi eventi. L’articolo 77 del D.Lgs. 81/08 impone l’obbligo di formazione, addestramento e utilizzo corretto dei dispositivi, ma troppo spesso tali adempimenti restano solo su carta.
Conclusione
Questi due ultimi tragici eventi non devono restare semplici numeri in una statistica. Servono controlli più stringenti, una maggiore consapevolezza organizzativa e una formazione concreta, mirata e continua. Prevenire le cadute dall’alto non è un’opzione: è
una responsabilità condivisa e inderogabile.
Redazione Datasentia – Sicurezza e Lavoro
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