Quando si parla di morti sul lavoro, il dibattito pubblico è spesso alimentato da numeri che circolano rapidamente nei media. Tuttavia, un punto tecnico fondamentale – spesso poco spiegato – riguarda la differenza tra “denunce di infortunio mortale” e “casi riconosciuti e liquidati dall’INAIL”.
Secondo analisi riportate anche da Il Sole 24 Ore, non tutte le denunce di morte sul lavoro vengono riconosciute come infortunio mortale indennizzabile: una quota significativa viene archiviata o non accolta per mancanza dei requisiti assicurativi. In alcune annualità, la percentuale di riconoscimento si è attestata attorno al 57% delle denunce presentate.
Questo dato cambia radicalmente la percezione del fenomeno.
Denuncia ≠ Infortunio riconosciuto: la distinzione che fa la differenza
Per comprendere il tema occorre distinguere tre livelli:
- Denuncia di infortunio mortale
- È la segnalazione formale all’INAIL.
- Non implica automaticamente il riconoscimento assicurativo.
- Istruttoria tecnica INAIL
- Verifica del nesso causale tra evento e attività lavorativa.
- Controllo della copertura assicurativa.
- Analisi delle circostanze (occasione di lavoro, in itinere, esclusioni).
- Riconoscimento e liquidazione
- Solo dopo verifica positiva l’evento diventa “infortunio mortale riconosciuto”.
- Segue indennizzo ai superstiti.
📌 Il punto chiave: le statistiche diffuse mensilmente dall’INAIL parlano di denunce.
Le cifre definitive, consolidate, riguardano invece i casi riconosciuti e liquidati.
Il dato del 57%: cosa significa davvero
Quando si afferma che solo il 57% delle denunce viene riconosciuto, non si sta dicendo che il resto “non è accaduto”, ma che:
- non sempre esiste un nesso causale diretto con l’attività lavorativa;
- alcuni casi riguardano malori improvvisi non correlati al lavoro;
- talvolta manca la copertura assicurativa;
- l’evento non rientra nei criteri giuridici dell’infortunio sul lavoro.
Questo significa che:
- Se in un anno vengono denunciate, ad esempio, 1.000 morti,
- i casi effettivamente riconosciuti possono essere circa 570.
È una differenza rilevante, che modifica la lettura statistica.
Perché i media parlano di numeri più alti?
Le comunicazioni periodiche dell’INAIL riportano:
- Denunce pervenute
- Dati provvisori
- Aggiornamenti mensili
I media, legittimamente, utilizzano questi numeri perché sono gli unici disponibili in tempo reale.
Tuttavia:
- Il dato consolidato e liquidato arriva dopo mesi.
- Non sempre viene ripreso con la stessa evidenza mediatica.
Il risultato è una percezione pubblica basata su numeri “in ingresso” e non su numeri “definitivi”.
Cosa comporta questa differenza per il dibattito pubblico?
1️⃣ Impatto emotivo
Le denunce fotografano immediatamente il dramma sociale.
Ma il dato tecnico riconosciuto è quello giuridicamente valido.
2️⃣ Impatto politico
Le scelte normative dovrebbero basarsi sui dati consolidati, non su quelli provvisori.
3️⃣ Impatto professionale
Per chi opera nella sicurezza sul lavoro – RSPP, formatori, consulenti – è fondamentale:
- citare la fonte corretta;
- specificare se si tratta di denunce o riconoscimenti;
- distinguere tra “in occasione di lavoro” e “in itinere”.
Attenzione: questo non riduce la gravità del fenomeno
Il fatto che il 57% venga riconosciuto non significa che il problema sia “minore”.
Significa che:
- Le statistiche devono essere lette correttamente.
- Il dato assicurativo è diverso dal dato mediatico.
- Serve rigore nell’analisi.
Anche considerando solo i casi riconosciuti, l’Italia registra ogni anno centinaia di morti sul lavoro: un numero che resta eticamente e socialmente inaccettabile.
Il punto tecnico che pochi spiegano
Nel sistema INAIL:
- Le denunce sono un dato amministrativo iniziale.
- I riconoscimenti liquidati sono il dato giuridicamente valido.
- Le statistiche definitive arrivano con la Relazione Annuale INAIL.
Non fare questa distinzione significa generare confusione.
Conclusione
Dire che “ci sono 1.000 morti sul lavoro” è diverso dal dire che “1.000 denunce sono state presentate”.
Il dato citato da Il Sole 24 Ore, secondo cui solo il 57% delle denunce diventa infortunio riconosciuto, introduce un elemento di rigore tecnico che nel dibattito pubblico spesso manca.
Per un’analisi seria occorre:
✔ distinguere tra denuncia e riconoscimento
✔ citare fonti ufficiali
✔ attendere i dati consolidati
✔ evitare semplificazioni
Solo così si può parlare di sicurezza sul lavoro senza cadere nel sensazionalismo.
